E ora la casta rialza la testa
Riportiamo l’articolo pubblicato su “Lo Spiffero” il 5 dicembre 2016
“Il clima era di cazzeggio” premette la fonte raccontando quel che è accaduto prima che si aprisse la commissione Bilancio in via Alfieri, ma dà l’idea dell’atmosfera che aleggia nei palazzi del potere dopo la vittoria del No al referendum di ieri.
Arriva il presidente Vittorio Barazzotto (Pd) e annuncia una mozione per “raddoppiarci lo stipendio”, “tanto ai cittadini dei nostri sacrifici importa nulla” dice un altro democratico Andrea Appiano. “Avete proprio capito il messaggio degli elettori. A questo punto equiparatelo a quello dei senatori” li provoca Marco Grimaldi di Sel, che la sua battaglia l’ha vinta essendosi schierato per il No. È evidente che tali sconcezze politiche non sono neanche all’ordine del giorno ma la dicono lunga sullo stato d’animo di chi, dall’inizio della legislatura ha rinunciato a parte del proprio stipendio, equiparandolo a quello del sindaco del comune capoluogo, come avrebbe imposto la riforma costituzionale, prima ancora aveva votato l’abolizione del vitalizio, dato una bella sforbiciata ai rimborsi e alla pletora di collaboratori e staffisti: il tutto per restituire un po’ di “credibilità all’ente che rappresentiamo e alla classe politica in genere, ma evidentemente queste cose agli italiani non interessano”. Si inserisce nel conciliabolo anche Domenico Ravetti, pure lui piddino, eletto nel collegio di Alessandria, dove il No ha fatto il pieno dei voti: “Ora sarebbe necessaria una discussione seria sulle Province, dove abbiamo tolto la possibilità ai cittadini di eleggere i propri rappresentanti”. Dopotutto la riforma in cui era prevista la definitiva soppressione dell’ente è stata bocciata. Una provocazione tira l’altra e probabilmente si tratta di parole figlie della delusione più che di un vero disegno politico, ma come non tenerne conto?
La sensazione, nel ceto politico di centrosinistra, è che tante operazioni “tagliapoltrone” e “tagliaprivilegi” alla fine non abbiano sortito l’effetto desiderato nell’opinione pubblica e allora tanto vale smetterla di perseguire questa strada. La prima discussione che potrebbe tornare in auge a Palazzo Lascaris potrebbe essere quella relativa all’assicurazione vita dei consiglieri regionali per la quale la quota del Consiglio è passata dal 70 all’1 per cento, scaricandola quasi totalmente sul consigliere.



