Le attese degli imprenditori artigiani
Propongo alcune mie riflessioni – ovviamente relative al comparto artigiano che ho avuto ed ho tuttora l’onore di rappresentare – relativamente a quanto si aspettano le nostre imprese dal Governo, affinché si possa uscire dalla crisi e dare finalmente un nuovo impulso all’economia reale di questo grande paese che è la nostra Italia.
LA CRISI ECONOMICA
La grave crisi che investe l’insieme del sistema creditizio e finanziario ha contagiato l’economia reale innescando una pesante fase di recessione tuttora in atto.
Il saldo del fatturato oscilla intorno al – 30%, dando una stima media con visione molto ottimistica del problema, perché in alcune zone la percentuale denunciata della diminuzione di fatturato supera anche il – 50%.
Nel settore dei servizi alla persona si registra una diminuzione dell’attività dovuta al calo dei consumi familiari. I settori delle riparazioni e dei trasporti denunciano un forte calo di fatturato. L’edilizia vive una fase di pesante criticità con aziende che sono fortemente indebitate e non sono più in grado di reggere ancora per molto tempo l’attuale situazione, anzi molte hanno chiuso o stanno pensando di farlo.
Le nuove imprese che nascono sono deboli, poco strutturate e nella maggior parte dei casi non sopravvivono dopo il primo anno di attività.
E’ urgente sostenere, nel rapporto con il sistema creditizio, il comparto delle piccole imprese “la cosiddetta economia diffusa” che rappresenta oltre il 90% del tessuto economico italiano e regionale.
Per capire l’importanza del comparto artigiano a livello regionale, occorre tener presente che:
in Piemonte ci sono imprese artigiane che impiegano complessivamente più di 300.000 addetti, di cui circa 11.000 solo nella nostra Provincia di Vercelli.
L’incidenza occupazionale del comparto artigiano supera il 16% dell’intero sistema produttivo Regionale.
Un terzo circa delle imprese Piemontesi sono iscritte all’Albo dell’artigianato.
Nel settore delle costruzioni l’artigianato rappresenta l’80% delle imprese.
E questo credetemi non è cosa di poco conto.
Finalmente con la revisione del testo unico, l’artigianato è stato equiparato per importanza – come è giusto che sia – al comparto industriale.
Le misure urgenti, che a mio parere ed a parere della Confederazione che rappresento, debbono ancora essere assunte, possono essere così sintetizzate:
- Accelerazione dei pagamenti dovuti dalle pubbliche amministrazioni alle micro, alle piccole e alle medie imprese.
Se le risorse finanziarie non vengono trasferite dallo Stato centrale alle Regioni e agli Enti locali bisogna progettare un piano di indebitamento da parte dell’amministrazione pubblica, ai suoi vari livelli, per sostenere i pagamenti nei confronti delle imprese.
Non può essere l’impresa, in particolare la piccola, l’anello più debole della catena.
- Sono necessari interventi straordinari sui tempi e sulle modalità degli adempimenti tributari.
Le piccole imprese si trovano ad affrontare le scadenze fiscali senza liquidità e senza certezze sui redditi dell’anno.
Decisamente positiva la riduzione del 20% relativa all’acconto dell’imposta dovuta dalle persone fisiche, varata recentemente dal Governo, che sicuramente darà la possibilità alle famiglie Italiane di avere più risorse da spendere, contribuendo a rilanciare i consumi interni.
Però era necessario se non di vitale importanza ridurre anche l’acconto sull’IRAP, per dare ossigeno alle imprese.
Sarebbe opportuno prevedere una rimodulazione della percentuale dell’acconto o, in alternativa, la possibilità di rateizzare l’importo che ogni impresa è tenuta a corrispondere.
Allo stesso modo deve essere studiata una rateizzazione per il versamento dei contributi INPS, INAIL ed il pagamento dei tributi locali.
- Applicare una sostanziale riduzione dei premi INAIL, attualmente eccessivi per la categoria artigiana: sarebbe opportuno che si cominciasse a guardare quanto pagano complessivamente all’anno le imprese artigiane in premi e quanto ristorna l’INAIL per i loro infortuni.
Prevedere il pagamento dell’IVA solo al momento dell’effettivo incasso del corrispettivo anche per le imprese artigiane con un volume d’affari superiore ai 200.000,00 €.
E’ assurdo anche solo pensare, che questo tipo di agevolazione sia riservata solo a questo tipo di imprese e NON esteso a tutti gli artigiani.
Tenere conto dello stato di crisi per adeguare, in basso gli studi di settore o addirittura sospenderli sino al termine della crisi stessa.
Come pure, andrebbero sospesi i criteri imposti dalle regole di BASILEA 2, assurdi se non improponibili in questo periodo. Grazie a queste regole ed alla crisi tuttora in atto, le imprese non riescono più ad avere il giusto credito che serve loro per far fronte al processo produttivo.
- Alimentare ulteriormente il Fondo pubblico di controgaranzia/riassicurazione, per rendere più incisiva la garanzia offerta dai Confidi di 1° livello.
Continuare nell’opera di patrimonializzazione dei Confidi che operano su scala regionale.
- E’ urgente trasferire con continuità le risorse da parte della Regione ad Artigiancassa e a Finpiemonte per dare piena operatività alle agevolazioni Artigiancassa e al Fondo Rotativo della ex L.R. 21/97. Non basta aver previsto le risorse in bilancio, bisogna conferirle per evitare l’approvazione delle pratiche “con riserva”.
- Sostenere i consumi per fare in modo di rilanciare la domanda interna, usando, anche strumenti straordinari come ad esempio la defiscalizzazione della tredicesima mensilità.
Non dimentichiamoci che in momenti come quello in cui viviamo l’interruzione dei consumi interni è sempre drammatica per le tutte le imprese, specialmente per quelle di servizi.
- Attivare per quanto possibile un meccanismo virtuoso, che porti in tempi ragionevolmente brevi, ad una diminuzione della tassazione complessiva che ormai ha raggiunto livelli davvero insostenibili.
In pratica ogni imprenditore nella propria impresa, si trova a dover fare i conti con un socio “ombra” cioè che non lavora con quota di maggioranza sugli utili: lo Stato; visto che la contribuzione complessiva, ha superato ormai ampiamente la quota del 50%.
- Affinchè si possa realizzare quanto appena detto, occorre ridurre la spesa della pubblica amministrazione, perché con qualsiasi governo che si è insediato in questi ultimi anni, invece di diminuire è aumentata a dismisura.
E questo non solo non è più procrastinabile bensì è assolutamente intollerabile.
Appare evidente che artigianato e PMI da cenerentola dell’economia si sono affermati negli anni come risorsa fondamentale per il Paese e per il nostro territorio. Sembrano passati anni luce da quando ci etichettavano come “il popolo degli evasori“! Eppure sono trascorsi solo pochi anni.
Noi piccoli imprenditori, rappresentanti di un “terziario forse poco avanzato” vogliamo essere considerati una risorsa, e vogliamo concorrere con pari dignità e con parità di regole ad un progetto di rilancio dell’economia.
CONCLUSIONI
In queste brevi riflessioni ho cercato di sintetizzare i punti principali su cui ritengo sia necessario lavorare sin da subito… insieme a tutti voi… e a tutti gli attori del mondo politico, economico e della società civile, a tutti i livelli, che possono in qualsiasi modo influire sulla possibilità di realizzare in tutto o in parte i concetti precedentemente espressi, al fine di evitare un ulteriore collasso delle nostre imprese, anche perché il motto: “Resistere – resistere – resistere” è ormai giunto al capolinea.
Ogni misura che ho citato precedentemente meriterebbe, da sola, un serio approfondimento e spero che tale approfondimento possa essere sviluppato dal gruppo di lavoro di cui ho l’onore di far parte, affinché il nostro Governo sia caldamente sensibilizzato su quanto si aspettano la nostre imprese.
Noi siamo imprenditori, siamo artigiani,…. siamo abituati a non dilungarci troppo in chiacchiere, ma a lavorare per risolvere i problemi, senza girarci troppo intorno, lavorando al fianco di chi è disponibile a condividere con noi la strada del rilancio del territorio, purché sia leale nei confronti dell’obiettivo comune: cioè lavorare per la crescita della nostra Regione – ovviamente intesa in tutto il suo territorio, perché non ci debbono essere Province di serie A,B o C.
Essere piccoli imprenditori ci insegna anche a fare sintesi, ed è per questo che voglio, riproporre pochi, ma per noi sostanziali, concetti.
Non è più tempo di alibi, di discussioni, di annunci.
Ce ne sono troppi, e troppo spesso disattesi. Oggi c’è un disperato bisogno di trasparenza, di chiarezza, per arginare il profondo senso di incertezza che opprime le imprese.
Gli enti pubblici devono cercare, per quanto possibile, di far in modo che gli appalti siano distribuiti alle imprese locali, imprese radicate sul territorio e sicuramente rintracciabili in caso di problemi, evitando che imprese dislocate in aree lontane, possano accaparrarsi il lavoro offrendo ribassi assurdi, non finendo i lavori o mettendo in difficoltà le stesse Amministrazioni.
Proclamare che le soluzioni stanno nell’innovazione, nella ricerca, nell’integrazione tra università e imprese, nel turismo, nel distretto del commercio, in proposte di insediamenti rilevanti dal punto di vista occupazionale, nelle infrastrutture, nella logistica, nella posizione strategica della nostra Regione, sono temi che dal punto di vista delle enunciazioni sono condivise da tutti. Trasversalmente. Ma non è più sufficiente dirlo. Non c’è più tempo, bisogna agire!
Sono infine convinto, che le scelte fondamentali per l’economia di un territorio devono vedere tutte le forze economiche impegnate, assieme, per ottenere risultati utili per la comunità nella quale viviamo e lavoriamo.
Dobbiamo quindi fare sistema, per essere ancora più forti e competitivi, dando dimostrazione che nulla è impossibile, basta cercare di applicare quelle che io definisco le tre parole magiche: condivisione, sinergia e volontà nel perseguire gli obbiettivi comuni e soprattutto crederci sino in fondo.
Questo a mio giudizio è uno dei compiti che spettano agli Stati Generali: sensibilizzare il nostro mondo politico di riferimento, il PDL, affinché si faccia carico di quello che le nostre imprese pensano e aspettano che prima o poi venga realizzato, sperando che non sia, anche questa, l’ennesima iniziativa che non conclude nulla di concreto a favore del nostro Paese e dei suoi cittadini.
Sarebbe spiacevole, che magari tra qualche tempo, gli imprenditori pensassero che anche questa iniziativa è servita solo per far perdere del tempo alla gente, che di tempo ne ha sempre meno.
FABRIZIO ACTIS.
22/11/2009.



