CELEBRAZIONI DEL 2011 – OCCASIONE STORICA O FIERA DELLE VANITA’?
Le celebrazioni del 2011
Occasione storica per Torino o ennesima fiera delle vanità?
L’occasione da non perdere, l’evento più importante del prossimo decennio, una nuova possibilità per Torino di giocare il ruolo di protagonista dopo i Giochi olimpici invernali del 2006.
Stiamo parlando del 2011 quando il 150° anniversario dell’Unità d’Italia dovrebbe riportare Torino al centro dell’attenzione con un nuovo ruolo di capitale culturale del Paese, nato come regno proprio nell’aula del Parlamento Subalpino tra le solide mura di Palazzo Carignano nel marzo 1861.
Usiamo il condizionale perché mentre il Governo Prodi ha lanciato un programma faraonico di opere – le “celebrazioni edilizie” – finanziandone solo una minima parte, anche tra quelle presentate dalla Città di Torino, il Governo Berlusconi, tramite il ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi, sta riorganizzando completamente tutto l’impianto di Italia 150.
Qual’era l’idea originaria?
Per Roma, il 2011 non era “solo” Torino ma almeno altre dieci città. Un orizzonte prefigurato da Andrea Marcucci, già sottosegretario per i Beni e le Attività culturali del Governo Prodi: «Mi piacerebbe coinvolgere le capitali pre-unitarie, anche se minori, comprese quelle della Padania, ma parliamo di un altro livello d’iniziative rispetto a quelle organizzate a Torino – ha precisato Marcucci – In quell’occasione servirà un network per promuovere la cultura sul territorio nazionale. Penso ad un sistema integrato di poli culturali che rispondano alla stessa logica».
Parole poco chiare. Oltre alla nostra città, possono essere coinvolte Firenze e Roma, ovvero le tre capitali del giovane regno d’Italia, ma le altre sette quali possono essere? Milano e Venezia erano nel Lombardo-Veneto, Napoli e Palermo sotto i Borbone, Parma, Modena e Lucca a capo di ducati, Genova e Cagliari annesse al Piemonte nel regno sardo.
Per essere espliciti: 1861 vuol dire solo Torino, prima capitale, culla del Risorgimento, patria di Cavour, d’Azeglio, Vittorio Emanuele II, Nigra. Ma a qualcuno infastidisce questo protagonismo dei piemontesi: non è piaciuta sotto la Mole una dichiarazione del sindaco di Venezia e filosofo Massimo Cacciari che si è abbandonato a un poco elegante «basta, i sabaudi hanno stufato». Giampiero Leo, consigliere regionale PdL, ha risposto subito: «Dobbiamo ribadire il ruolo centrale che Torino e il Piemonte debbono avere nel programma di celebrazioni del 150° dell’Unità d’Italia».
Ma a che punto siamo? Nel 2007 è stata approvata la legge regionale per il centocinquantenario, il Consiglio Regionale ha costituito la “Consulta regionale per le celebrazioni dell’Unità d’Italia” con funzioni consultive e propositive, in un’elegante sede di corso Vinzaglio funziona da qualche anno il Comitato Italia 150 presieduto da Alberto Vanelli e diretto da Paolo Verri.
Questa ricorrenza aiuterà gli italiani a capire meglio il proprio passato per proiettarsi nel futuro del XXI secolo? Una risposta non scontata viene dall’assessore alla cultura Gianni Oliva: «Dobbiamo partire dal processo che l’evento ricorda e dobbiamo tradurlo con la contemporaneità. L’Italia è stata fatta dai Savoia, che hanno creato il senso della nazione. Il 1861 è il momento in cui Torino e il Piemonte si sono modernizzati, ed è proprio quel processo di modernizzazione di allora che si deve riproporre nel 2011 con tutte le eccellenze legate alla nostra contemporaneità».
in attesa dei fondi scoppiano polemiche intorno a proposte perlomeno dubbie: l’assessore comunale alla cultura Fiorenzo Alfieri pensava di allestire per il 150° una mostra di pittori francesi dell’800: la spesa di 10 milioni di euro e la poca pertinenza del tema hanno lasciato l’amaro in bocca a chi sperava in un’altra partenza della lunga marcia di avvicinamento al 2011.
Torino, 20 dicembre 2009
Vittorio G. Cardinali
Presidente dell’Associazione Immagine per il Piemonte



