Scandalo cimiteri a Torino Indagato il vertice di Afc
Riportiamo l’articolo, a firma di Andrea Giambartolomei, pubblicato su “Lo Spiffero” il 16 dicembre 2016
Scandalo al cimitero. Una raffica di avvisi di garanzia e perquisizioni ha colpito alti dirigenti e funzionari di Afc, la società controllata dal Comune di Torino che gestisce i servizi cimiteriali, e Socrem (da sempre affidataria dei servizi di cremazione). Tra gli indagati ci sono l’attuale presidente Michela Favaro, ex assessore a Collegno, già consigliere comunale a Torino, nominata all’inizio dell’anno dalla vecchia giunta, l’ex direttore generale Gabriele Cavigioli e i vertici della controllata di Torino ai tempi in cui esplose il caso dei rimborsi gonfiati e dell’appalto affidato a Socrem: l’allora presidente Gilberto Giuffrida, l’ex direttore generale (precedente a Cavigioli) Antonio Dieni, la funzionaria Giuseppina Zanero, l’ex dirigente Giancarlo Satariano, licenziato appena si apprese dello scandalo rimborsi, e poi altri tre dipendenti di Afc: Walter Saino, Danilo Englaro ed Elena Pedon. Indagato anche il tesoriere di Socrem Fabrizio Gombia. A Favaro e Giuffrida viene contestato il falso in bilancio, così come a Pedon che dovrà rispondere anche di peculato (assieme a Dieni, Satariano, Zanero, Englaro e Saino). Dieni, Satariano e Zanero sono indagati anche per truffa, mentre l’indagine per turbativa d’asta (il ramo dell’inchiesta che coinvolge Socrem) colpisce Cavigioli, Dieni e Gombia. I carabinieri hanno eseguito perquisizioni presso l’Afc, la Socrem e la cooperativa Barbara B, che organizza i funerali degli indigenti, e si sono recati anche presso gli uffici comunali della Direzione partecipate pubbliche e della Vigilanza cimiteri.
Secondo la procura “il bilancio dell’Afc non sarebbe stato redatto correttamente secondo i principi civilistici attinenti alle società di capitale, producendo negli anni 2013-2014-2015 una distribuzione di utili in realtà inesistenti” e a questo proposito va ricordato che nel 2015 Afc versò un extracanone da un milione a Palazzo Civico. Si sarebbe, inoltre, “dato luogo ad una illecita distribuzione di incentivi stipendiali relativi alla progettazione di lavori pubblici in assenza della relativa autorizzazione e al rimborso di trasferte fittizie; infine si ipotizza essere stata turbata la gara per la cremazione dei resti mortali aggiudicata di recente alla società no profit Socrem di Torino”.
Nessun politico della passata amministrazione di Piero Fassino è stato iscritto nel registro degli indagati al momento, ma presto potrebbero essere chiamati in procura come persone informate sui fatti.
Tutto nasce dall’inchiesta interna di Afc che ha portato a una denuncia per truffa aggravata presentata nel 2014 proprio dall’allora presidente Giuffrida per una vicenda relativa a presunti rimborsi illeciti per trasferte. Per questa vicenda nel 2015 l’Afc ha licenziato il dirigente Satariano perché, grazie all’ok del direttore generale Dieni e alla funzionaria Zanero, aveva ottenuto dei super-rimborsi che raggiungevano – e spesso superavano – i mille euro al mese, al punto da diventare una sorta di salario accessorio. Una prassi che, emerse allora, era avallata anche dai precedenti amministratori, al punto che alcuni dirigenti risultava lavorassero tutte o quasi le domeniche della settimana, quando gli uffici erano chiusi, così da ottenere gli straordinari in busta paga.
Da quel primo episodio l’inchiesta dei carabinieri, coordi nati dai pm Laura Longo e Gianfranco Colace, si è allargata e ha portato a galla altre presunte anomalie, come quella scoperta più di recente sui bilanci: dall’analisi dei rendiconti del 2013, 2014 e 2015 sarebbero emersi utili inesistenti creati per dare un dividendo alla Città di Torino, azionista unico di Afc. Inoltre, ci sarebbero state irregolarità nell’aggiudicazione della gara per la cremazione dei resti mortali alla Socrem, un appalto su cui già la Sala Rossa aveva sollevato dei dubbi.
La società che gestisce i servizi cimiteriali, i cui vertici erano già stati azzerati all’inizio del 2015, in una nota, esprime “massima fiducia nelle autorità competenti” e “dichiara la piena disponibilità a collaborare con gli inquirenti affinché sia fatta chiarezza”.



