Regioni, meno soldi più consulenze
Riportiamo l’articolo pubblicato su “Lo Spiffero” il 23 febbraio 2016
Le risorse sono sempre meno, tasse e imposte schizzano in alto per far quadrare i conti eppure le amministrazioni pubbliche continuano a spendere per consulenti e collaboratori. Secondo i dati del Ministero della Pubblica amministrazione, nel 2014 le spese per gli “esterni” sono aumentate del 61,32%, e “le Regioni hanno il primato dello sperpero – denuncia Luigi Serra del sindacato autonomo Csa – con un incremento addirittura del 113,28%”. Possibile? Naturalmente sì.
“Una classe dirigente che vuole riacquistare credibilità dovrebbe ridurre i costi della politica, tagliando nettamente ogni sorta di privilegio” prosegue Serra, ma a quanto pare l’andazzo è esattamente il contrario. Il Piemonte non fa eccezione, anzi per assicurarsi qualche posticino in più da garantirsi, sfruttandolo come camera di compensazione politica, è stata istituita una legge ad hoc, (art. 15 della l.r. n° 23 del 28 luglio 2008), attraverso cui viene consentito al presidente della Giunta di avvalersi, per lo svolgimento delle proprie funzioni, del supporto di professionalità esterne in numero non superiore a tre, “scelte sulla base di rapporti fiduciari”.
Un istituto che ha permesso al governatore di ingaggiare l’ex assessore provinciale dell’Udc Marco Balagna nel suo staff per 50mila euro all’anno e, attraverso il quale, ha affidato alla cacciatrice di teste Cristina Calabrese il compito di fare una prima scrematura tra le candidature all’incarico di segretario generale giunte in piazza Castello (impegno di spesa 15mila euro). Ma la pletora di consulenti e collaboratori, molti dei quali iscritti a partiti, o legati a filo stretto con la politica, è lunghissima. C’è mezza giunta provinciale nell’ultimo mandato di Antonio Saitta, “dall’ex titolare dell’Ambiente Roberto Ronco all’ex responsabile delle politiche del lavoro Carlo Chiama, ai tempi compagni di banco di Balagna”. Serra parla di “centinaia di migliaia di euro sperperati in questi anni dai presidenti regionali a favore di consulenti da loro scelti sulla base di soli rapporti fiduciari. Cosa aspetta il Consiglio a cancellare questo assurdo privilegio borbonico”.



