Il DEF è servito
Redazione – Signore e Signori, il DEF è servito. Approvato oggi pomeriggio dal Consiglio dei Ministri. Allo stato attuale, la pagina relativa, sul sito del Governo, appare bianca. Nessun comunicato ulteriore su un documento così importante. Nemmeno due parole, una direttina su Facebook…
Questo momento era atteso da tempo, con un certo timore ed ansia. Il timore, espresso più di un mese fa su “Il Sole 24 Ore” è legato ad una futura manovra correttiva, che potrebbe essere “lacrime e sangue”. Secondo timore, i rating relativi all’Italia.
Come riportato ieri dal sito formiche.net, “La decisione della Bce”, spiega a Formiche.net un esperto, “sembra in qualche modo anticipare che un downgrade sui nostri titoli sia già stato deciso”. I cittadini ne sono coscienti?
Come riporta AGI, “Il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, ha annunciato una manovra aggiuntiva per 3,6 miliardi (pari allo 0,2% del Pil), necessaria per finanziare il secondo pacchetto di misure che saranno varate in un nuovo decreto legge entro la settimana. Quindi nuova spesa in deficit che dovrà essere autorizzata dalle Camere e che, secondo l’esecutivo, è compatibile con la flessibilità prevista dalle regole europee. Nella Nota di aggiornamento al Def approvata a fine settembre è indicato un obiettivo di deficit programmatico per il 2020 pari al 2,2%: lo scostamento dello 0,2% porterebbe quindi l’indebitamento netto al 2,4%. Il 2019 si è chiuso, secondo i dati diffusi dall’Istat, con un rapporto deficit/Pil pari all’1,6%, in netto calo rispetto al 2,2% del 2018“.
Il Riformista aggiunge alcuni dettagli: “Nel prossimo bienno, come indicato nelle bozze del Def, il governo intende incassare 3 miliardi di euro dalle privatizzazioni. Il Consiglio dei ministri ha approvato uno scostamento di bilancio pari a 55 miliardi di euro con lo sforamento del deficit al 10,4% del Pil“.
Chiaramente l’elenco grandissimo di numeri dati non aiuta a far capire la situazione a chi non si intenda di bilanci. Sarebbe, perciò, bello avere delle notizie chiare. Unica cosa evidente sarebbe il passare dall’1.6% al 10.4%, cioè un incremento del rapporto deficit/PIL pari a 6 volte.
Le previsioni sulle aree di intervento, per le quali non emergono ancora notizie, erano riportate ieri da Repubblica.
Prima cosa, che attira la nostra attenzione è “Lo scostamento di bilancio complessivo è di 55 miliardi, dunque diversi miliardi di più di quelli ipotizzati inizialmente da Roberto Gualtieri. Nel complesso, il saldo netto da finanziare è di 161 miliardi di risorse, tra cui 50 da Cassa depositi e prestiti e 30 di garanzie“.
Dato che 50 miliardi più 30 miliardi non fanno 161 miliardi, ma 80, gli altri soldi da dove arriverebbero?
Colpisce, inoltre, il fatto che che, in una cosiddetta manovra espansiva (come dichiarato dal Governo), scelto di puntare sullo smart working, non ci siano chiari investimenti per il potenziamento delle infrastrutture di telecomunicazione e per il supporto per la didattica a distanza, anche per colmare le disuguaglianze di accesso agli strumenti di istruzione, che molti insegnanti e molte famiglie lamentano in questo momento.
Investire sul potenziamento delle reti (maggiore cablatura, migliore qualità della trasmissione dei dati, possibilità di potenziare le reti per le aziende, potenziamento di infrastrutture digitali per scuole e università), aiuto alle famiglie per acquisti di computer e di software, necessari per lavorare e per la didattica sarebbe stata una opportunità.
Aiuto per le aziende (amministrazione, servizi), che avrebbero potuto lavorare, investendo con maggiore gradualità sul rientro del personale, la cui presenza non sia strettamente necessario. Ripresa del lavoro. Ripresa, quindi, della possibilità di lavorare, per chi abbia bisogno oggi di sussidi. Possibilità di lavorare, avendo figli a carico e avendo le scuole chiuse. Garanzia, comunque, di accesso all’educazione per tutti.
Questo è solo un esempio. Esempio che si accompagna al silenzio su quanto sia stato realmente deciso ieri in Europa. Piuttosto, i cittadini, lasciati nell’incertezza, si potranno far guidare supinamente dal primo talk-show convincente. Per caso, è questa la volontà di chi ci governa? Far si che siano le nostre emozioni a decidere piuttosto che la nostra conoscenza?
Di un non-Governo così, noi faremmo a meno, perché… si! Lavora nell’oscurità, facendo finta di essere trasparente.



