Convegno su Europa e lavoro
Lunedì 21 novembre, presso la School of Management (Via Ventimiglia 115, Torino), si è svolto il Convegno dal titolo “Europa: una unione fondata sul lavoro” alla presenza di Giuliano Poletti (Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali) e di Gianmaria Ajani (Rettore dell’Università degli Studi di Torino). Il dibattito è stato moderato da Piero Schiavazzi (Direttore degli Eventi di Elea).
Carlo Colomba (Presidente di Infor Elea) introduce i lavori partendo da una citazione di Adriano Olivetti “Il lavoro deve essere una gioia per tutti” mentre oggi la realtà è molto lontana da quelle parole perché per molti la condizione lavorativa rappresenta una fonte di insoddisfazione personale o un tormento quotidiano.
In Piemonte solo i 7.4% dei lavoratori è coinvolto in iniziative di formazione permanente volte ad aumentare le skills: competenze nuove sono necessarie, se non indispensabili, sia per gli studenti che escono da percorsi di formazione scolastica sia per i lavoratori già avviati all’interno dei diversi ambiti professionali.
Gianmaria Ajani sottolinea come il sistema scolastico regionale si occupi, ormai da tempo, di attività di orientamento guidando gli studenti delle scuole superiori a scegliere un percorso di studi idoneo partendo dall’assunto che l’Università è il luogo per eccellenza di formazione della propria coscienza critica. L’incremento del 13% di immatricolazioni (tra 2015 e 2016) testimonia il successo della qualità della didattica e della vita in città (tra le nuove matricole, il 60% è uno studente fuori sede). L’accompagnamento al lavoro, fornito dal servizio Job Placement di ciascun Ateneo, è una risorsa preziosa ma non sufficiente alla luce del drastico crollo del PIL e di un tasso di disoccupazione sempre in crescita. Al giorno d’oggi, a detta del Magnifico Rettore, urge insistere sulla qualità del lavoro: il diploma di laurea fa la differenza sulla qualità del sistema paese, del sistema lavoro accrescendo la competitività di ciascuno.
Giuliano Poletti introduce il suo argomento partendo dal seguente interrogativo: “Stiamo imboccando la strada per il declino oppure possiamo pensare al futuro con rinnovate energie?”
Per rispondere a questa domanda bisogna ben comprendere la situazione attuale e valutare tutti gli strumenti che sono a nostra disposizione per raggiungere gli obiettivi prefissati partendo dalla convinzione che qualsiasi legge o riforma ha effettivo valore se, e solo se, rende chiaro l’orizzonte e la motivazione per la quale tali atti vengono compiuti.
Nonostante un ambiente eccezionalmente positivo per lo sviluppo economico e industriale e un patrimonio artistico e culturale invidiabile, in tempi recenti è stato commesso un grave errore di valutazione sul tema dell’industria manifatturiera perché affrontata in modo approssimativo ed essendo considerata come settore in declino, non ha ottenuto investimenti e cautele adeguate.
Il Ministro però sottolinea come il nostro Paese sia uscito dalla povertà post-bellica investendo proprio sul settore manifatturiero, spina dorsale del sistema economico perché rappresenta la porta di ingesso più forte per l’innovazione muovendosi in un mercato globale dove vige la legge del più efficiente/competente. Da qui nasce l’esigenza di avere, in un prossimo futuro, una manifattura forte, robusta e dinamica in modo tale che il sistema lavoro abbia un perno forte su cui far ruotare e sviluppare il sistema servizi, finanza e tutti gli altri sistemi connessi e interconnessi.
I tempi medi di durata di un Governo (arrotondato a 1 anno e 4 mesi), non permettono di adottare quelle riforme durature di radicale riforma del paese, come quella sopracitata. Ogni governo, in un’ottica quasi auto-lesionistica, tenda a porta avanti solo le riforme urgenti trascurando quelle davvero importanti e che porteranno i frutti solo nel medio-lungo termine.
Dopo il crollo del muro di Berlino l’Italia si è trovata ad un bivio: accettare le nuove sfide del progresso tecnologico oppure difendersi mantenendo un’atteggiamento di tipo conservatore. La seconda strategia è quella adottata dall’Italia e un’esempio lampante è la tardiva introduzione nel sistema scolastico dell’alternatività scuola-lavoro, applicata a livello europeo già da una decina d’anni. La reticenza poggiava sulla malsana convinzione che se l’impresa si connette all’Università, finisce con il piegare quest’ultima al proprio volere. L’alternanza, invece, testimonia come si impari di più facendo e arrivando alla conclusione che le ore passate sul campo sono fonte di un quid pluris non apprendibile o spiegabile dai banchi di scuola.
In conclusione, secondo il Ministro Poletti, tre sono le idee da sviluppare per il futuro: in primis ridare positività alle imprese, le quali non devono essere considerate come luogo di sfruttamento ma come luogo all’interno delle quali l’individuo si realizza, trovando la propria dimensione di appartenenza; in secundis, valorizzare il merito sdrammatizzando il fallimento perché anche quest’ultimo può essere considerato degno di lode in quanto precursore di nuove vie da percorrere nel futuro. Da ultimo, è necessario coadiuvare le politiche sociali con quelle del lavoro in modo tale da costruire sistemi che trovino una nuova efficienza nella capacità di dialogo e interconnessione reciproca.
Il tema dell’innovazione e della tecnologia applicata all’ambito lavorativo impone da un lato repentini cambiamenti ai quali la società deve costantemente adeguarsi, dall’altro la tecnologia deve perseguire una certa funzione di umanizzazione, migliorando la vita delle persone. Il piano nazionale Industria 4.0 ha l’obiettivo di portare a una produzione quasi integralmente basata su un utilizzo di macchine intelligenti, interconnesse e collegate ad internet.
Da ultimo ha preso la parola Giacomo Buchi, Presidente della SAA, il quale ha spiegato come il lavoro, per difendersi in un mondo sempre più globalizzato, debba diventare interscambiabile e attrezzarsi per le nuove sfide puntando in particolare su di una formazione sempre più internazionale, fornire linguaggi hard e skills insieme con competenze di tipo organizzativo, gestionale e tecnologico, interscambi con l’estero e flessibilità gestionale da fornire in tempi sempre più rapidi. Nonostante la concorrenza con altri Atenei privati, la Business School offre un servizio d’eccellenza incentivando gli scambi internazionali e offrendo allettanti borse di studio agli studenti più meritevoli.



