Sì all’Europa, quella vera
Redazione – Si avvicinano le elezioni per il parlamento europeo. Durante questo mese abbiamo assistito ad un paio di fatti spiacevoli. Il primo riguarda il fallimento di alcuni istituti bancari, a danno del nostro Paese. In parole povere, pare che la condanna a morte pronunciata dall’Europa sia stata frutto di un errore (pagato da noi).
Il secondo riguarda la visita del presidente cinese, Xi Jinping. L’Italia è stata criticata aspramente da Francia, Germania ed Unione Europea per la firma dei memorandum sulla nuova via della Seta, per la quale stiamo trattando da anni alla luce del Sole. Naturalmente, poi, Claude Junker ha spiegato che chiamare una nazione “rivale” è un attestazione di stima. Poi, secondo una coerenza eccezionale ed una logica ferrea, la Francia ha firmato con la Cina accordi miliardari.
Questi atteggiamenti non fanno bene né all’Europa né ai suoi cittadini, cioè noi. Dunque, diciamo “Sì all’Europa, per farla”. Questo sarà anche il titolo del convegno, che si terrà venerdì prossimo a Torino. Desidereremmo, a tal proposito, vedere una Europa vera, la cui guida pensi al bene comune dei cittadini europei. Un bene comune, la persona al centro.
Vorremmo tutti difendere la nostra identità, che è la nostra ricchezza. Per difendere qualcosa, però, andrebbero affermati questi valori, rifuggendo anche dalle illusioni del cuore.
Sicuramente pensiamo alla matrice cristiana dell’Europa. Però non possiamo far finta che l’Europa in questo momento lo sia. Dobbiamo, piuttosto, tornare ad affermare con la nostra vita questi valori, se riteniamo che debbano far parte del DNA europeo. Lo stesso vale per “la persona al centro”. Lo stesso vale per la tutela dei diritti e non dei capricci (si pensi a utero in affitto e così via).
Infine, potremo affermare dei lineamenti di azione che valorizzino e non portino ad umiliare o depredare certi popoli o certi Paesi. Sarebbe, nel frattempo, bello sapere cosa facciano i nostri politici e che cosa abbiano fatto. Sembra che i giornalisti trascurino ben volentieri l’attività dei nostri euro-parlamentari. Peccato. Avremmo potuto scoprire, magari, delle proposte di grande valore e dare risonanza al lavoro silenzioso di coloro a cui abbiamo dato la fiducia. Potremmo anche scoprire che qualcuno non ha proprio fatto nulla e non sarebbe il caso di votarlo nuovamente.
Peccato! Non ne sappiamo nulla. Dunque, in quel senso, rischiamo di votare alla cieca. Speriamo di non votare prima di aver ascoltato delle idee e dei programmi concreti. Anche in questo caso, infatti, sembra che a nessun partito (o quasi) interessi parlare di programmi, ma solo di poltrone.



