“Bilancio di Torino a rischio” Dubbi del direttore finanziario
Riportiamo l’articolo, a firma di Oscar Serra, pubblicato su “Lo Spiffero” il 28 marzo 2017
Se non una dissociazione, quantomeno una presa di distanza. È una relazione in cui non mancano appunti e moniti rispetto alla stesura del bilancio, quella redatta dal direttore finanziario della Città di Torino Anna Tornoni. Nelle conclusioni alla nota integrativa, il dirigente critica in più passaggi tre elementi critici presenti nei conti torinesi: l’utilizzo di entrate straordinarie per coprire la spesa corrente, i rischi in termini di cassa dovuti alle sempre più massicce anticipazioni di tesoreria e l’accensione di nuovi mutui.
Certo, “il bilancio complessivo è in equilibrio” e il giudizio “circa la veridicità delle previsioni di entrata e di compatibilità delle previsioni di spesa” è “favorevole”, ma nelle maglie del provvedimento non mancano le criticità di cui tenere conto, anche in considerazione delle ultime pronunce della Corte dei Conti. A partire dalla “inopportunità” di un “modus operandi” della giunta di Chiara Appendino che prevede “il finanziamento di spesa corrente a carattere ripetitivo” anche con entrate “straordinarie”: è il caso degli ormai arcinoti oneri di urbanizzazione, che cubano complessivamente 47 milioni, e che per 40 saranno utilizzati per la manutenzione ordinaria delle strade. Il problema è che questo tipo di entrate sono anche piuttosto incerte, come per esempio gli oneri iscritti al bilancio derivanti dalle sanzioni della strada, ovvero 113 milioni di euro, 11 in più rispetto a quanti ne aveva preventivati un anno fa Piero Fassino, poi lievitati a 108 con l’ultima variazione della nuova amministrazione. Il Comune riuscirà a riscuotere interamente quella somma?
E qui, secondo Tornoni, si apre un’ulteriore prblema, quello relativo alla cassa, legata alle “notevoli difficoltà dell’Ente a riscuotere i propri crediti”. Negli ultimi anni l’anticipazione di Tesoreria – una sorta di fido interno che non si configura come indebitamento – ha subito un preoccupante incremento, “dai 12 milioni del 2012, gli 88 milioni del 2013, i 76 milioni del 2014, i 120 milioni del 2015, triennio nel quale l’Ente ha mantenuto un livello di utilizzo quasi costante, fino ad arrivare ai 272 milioni della fine del 2016, esercizio nel quale si è raggiunto il limite massimo dei tre dodicesimi dei primi tre titoli delle entrate, conteggiate” come previsto dalla norma. Una situazione rappresentazione indubbia di “un repentino peggioramento in termini di liquidità (…)e sta raggiungendo livelli di preoccupazione tali da far presagire che, in assenza di azioni tempestive (…) si debba ricorrere a interventi straordinari di riequilibrio della situazione”. Per questo arriva la raccomandazione di “procedere con la dovuta cautela nell’utilizzo delle risorse, mettendo il massimo impegno nel reperimento di tutte le entrate possibili”.
Una disamina cruda della manovra redatta dall’assessore Sergio Rolando, chiusa in zona Cesarini e che molto probabilmente necessiterà di aggiustamenti in corso d’opera, se non altro per ripristinare una serie di finanziamenti e contributi cancellati da un giorno all’altro. Ma nel quale vengono ripetute delle prassi più volte stigmatizzate dai giudici contabile e che, in buona parte, erano state superate dalla precedente amministrazione. Tra queste anche quelle che riguardano l’utilizzo di risorse iscritte in conto capitale – e quindi necessarie per gli investimenti – per finanziare “i fondi di dotazione alle Fondazioni culturali”. Dubbi anche sulla decisione di accendere nuovi mutui, altra questione “su cui la Corte dei conti ha sollevato eccezioni” per via dell’alto “livello di indebitamento”.



