Ripensare il Risorgimento
Le ultime generazioni sono state educate (in particolare dalla scuola, ma anche dai “media”) ad una visione stereotipata del Risorgimento, caratterizzata dalle seguenti lacune:
a) ingigantimento della storia nazionale a scapito di una visione d’insieme del XIX Secolo;
b) banalizzazione della vicenda risorgimentale, come semplice premessa all’attuale modello sociale e culturale nazionale, mentre, invece, essa ha avuto un peso enorme, in positivo, ma anche in negativo, nella storia mondiale;
c) messa fra parentesi della dialettica fra Italia, Europa e realtà locali;
d) identificazione acritica con le fazioni vincitrici.
I principali effetti negativi di questa impostazione sono stati i seguenti:
a) fondamentale incomprensione della storia moderna;
b) adesione acritica alle tendenze culturali divenute dominanti in Italia negli ultimi due secoli;
c) fondamentale inconcludenza degli, apparentemente grandi, europeismo e federalismo degli Italiani.
A nostro avviso, il Risorgimento italiano è ben lungi dal costituire un fatto marginale nella storia mondiale, ma, anzi, partecipa di quest’ultima con una funzione centrale e paradigmatica. Nel caso dell’Italia, va, infatti, evidenziata in modo chiaro l’impossibilità di scindere nettamente la “nazione storica e mitica” (quell’“Italia” consolidatasi con la vittoria dei popoli pre-romani nella Guerre Sociali), dalla nazione moderna, “borghese” (quella nata come recezione-reazione al nazionalismo dell’impero napoleonico occupante). In tal modo, il nazionalismo italiano partecipa in egual modo di un’aspirazione restauratrice dell’antica unità europea, imperiale e cristiana, e dell’impulso liberale e progressista verso il nuovo tipo di nazione, portatrice esclusiva dei valori di civiltà.
Paradossalmente, il progetto “neoguelfo” di una federazione di Stati italiani sotto gli auspici del Papa, che incarna la prima visione del nazionalismo italico (e che non poté, poi, realizzarsi), era stata, da sempre, nei voti dei progetti europeistici delle monarchie gallicana e hussita (come quelli di Dubois, di Poděbrad e di Sully), miranti a ridefinire il Papato e l’Impero in senso “nazionale”, come pure nei progetti illuministici di “Pace Perpetua” della Santa Alleanza, presentati o dall’Impero Russo, sotto l’impulso del “liberale” e “massone” Alessandro 1°.
L’obiettivo di tutti questi progetti era il mantenimento dell’equilibrio e della pace in Europa.
La versione unitaria del Risorgimento si pone, invece, come reazione e come concorrenza al progetto federalistico, proprio dei Neoguelfi e della stessa Giovine Italia. Il Risorgimento italiano, quale effettivamente fu, si pose anche come forza ostile al mantenimento del Concerto delle Nazioni, ed alla soluzione pacifica delle controversie, sancito dal Trattato di Vienna, che riprendeva anche in questo i progetti di Dubois, Poděbrad, Sully e St. Pierre. Esso si inserì fra quelle correnti al contempo nazionalistiche e progressistiche che miravano, obiettivamente, a destabilizzare il quadro tradizionale europeo, cosa che si vedrà soprattutto con la Terza Guerra d’Indipendenza, resa possibile dalla rivalità fra Prussia ed Austria, e, quindi, premessa indiretta alla nascita dell’Impero Germanico e del Compromesso Austro-Ungarico. La partecipazione dell’Italia alla 1ª Guerra Mondiale a fianco dell’Intesa, dopo avere abbandonato l’alleanza con gli Imperi Centrali, accentuerà ancora quest’idea di deliberata destabilizzazione del sistema europeo.
Sotto questo punto di vista, la recente idea di una “memoria condivisa” potrebbe avere un senso molto profondo: quello di narrare obiettivamente questo accidentato processo storico italiano ed europeo, al quale hanno partecipato un po’ tutti: le monarchie nazionali, la Chiesa, la Massoneria, le élites borghesi nazionali, le sinistre, ed, ultimi, anche i fascismi. Ciò detto, le domande che si pongono sono: queste forze storiche esauriscono la gamma di tutto ciò che si mosse in Italia ed in Europa in quel periodo? Che valutazione possiamo dare, degli esiti di quel processo, dal punto di vista dell’Europa di oggi e di domani?Il Risorgimento fu uno sforzo unanime del popolo italiano verso uno Stato nazionale unitario e modernizzato, oppure un fenomeno elitario, per quanto importante?Infine, è proprio vero che gli Stati Pre-Unitari non avessero una loro identità ed una loro ragion d’essere?
Senza anticipare le risposte a queste questioni, possiamo pacificamente affermare che, per esempio, il Piemonte, prima di diventare la locomotiva dell’Unità d’Italia, era uno Stato transfrontaliero, multiculturale, multietnico e plurilingue, legato a Parigi, a Vienna ed a San Pietroburgo almeno quanto a Roma ed a Milano. Milano, Trento e Trieste erano integrate nell’Impero Asburgico da almeno 300 anni, mentre lo Stato della Chiesa ed il Regno di Napoli erano due fra i più importanti Stati d’Europa da almeno mille anni. Quasi nessuno parlava italiano. Quanto, poi, alle fedeltà politiche del “popolo italiano”, è difficile rilevarle a posteriori: risulta, comunque, una rilevante presenza di nazionalisti savoiardi, di “insorgenze” (“Soques”, “Massa Cristiana”, “Sanfedisti”, “brigantaggio meridionale”), e forti resistenze alla creazione di uno Stato unitario, quale poi avvenne, tanto da parte del mondo cattolico (non solamente il Sommo Pontefice, ma anche personaggi autorevolissimi come Gioberti o Don Bosco), quanto da quella del mondo progressista (federalismo di Mazzini e di Cattaneo).
A livello europeo, il nazionalismo italiano fece scuola specialmente in Europa Orientale (Polonia, Ungheria, Romania, Serbia), ma, a nostro avviso, anche in Germania, facendo, addirittura, del Piemonte, un modello per la progettata unificazione jugoslava (cfr. rivista “Pijemont”). In questo senso, il Risorgimento Italiano costituì, però anche, obiettivamente, una premessa per l’esacerbarsi dei conflitti nei Balcani ed, in ultima analisi, anche per la 1ª Guerra Mondiale, l’“Inutile Strage” denunziata la Benedetto XV.
Come nella visione di Dante, il futuro dell’Europa potrà essere garantito se si potrà fondare nuovamente il senso dello Stato su valori “universali” condivisi, capaci di non negare le identità. Tali valori non sono ancora stati totalmente riscoperti, ed è per questo che non è stato possibile, né definire chiaramente l’Identità Europea, né scrivere una vera Costituzione Europea.
Le ricerche sulla storia del Risorgimento Italiano debbono smettere di essere finalizzate a ricercare la tradizione “virtuosa” ed i “colpevoli” (a seconda dei casi: l’Austria-Ungheria, la Massoneria, la Chiesa, il neoguelfismo, il mazzinianesimo,i Garibaldini,i Piemontesi, ecc.), esse, cioè, devono abbandonare quella “tribunalizzazione della storia” oramai tanto deprecata dalle menti più mature della storiografia, ed aprire le porte al dubbio, alla dialettica, all’espressione del pensiero di tutti.
In concomitanza con le celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, riteniamo utile ed imprescindibile lanciare, anche da subito, sul territorio piemontese, una serie di iniziative editoriali, convegnistiche e cinematografiche volte ad illustrare gli aspetti meno conosciuti dell’unificazione italiana, come, appunto, le premesse storiche e culturali legate all’antichissima nazione italiaca, al Regno Longobardo (poi d’Italia), al Sacro Romano Impero, ai progetti di federazione europea ed italiana, alle correnti critiche dell’Unità d’Italia e ad una visione storica, che inserisca il Risorgimento d’Italia nella storia d’Europa (Progetto editoriale sull’unificazione dell’Italia in un’ottica non convenzionale).
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