Lavorare per vivere, non vivere per lavorare
La riconsiderazione del sistema di valori che aveva caratterizzato l’ultimo decennio del secolo scorso potrebbe riassumersi nel concetto di “relativizzazione del lavoro”, che non può essere – nelle sue varie manifestazioni di lavoro intellettuale e manuale, direttivo ed esecutivo, imprenditoriale o indipendente – l’unico valore su cui si basa la vita. Andando su questa strada, si perviene all’“Uomo a una dimensione” di cui parlava Marcuse.
Il lavoro deve essere concepito – coerentemente, in ciò, anche con l’impostazione pessimistica data alla materia dalla “Genesi” – come uno degli elementi che costituiscono la vita umana e sociale: spiritualità, cultura, famiglia, amicizie, impegno civile e sociale, sport, ecc..
Ciò detto, anche il lavoro non può essere visto esclusivamente come un fatto funzionale alla produzione, e, pertanto, soggetto alla pressione esclusiva dell’incremento della produttività e della redditività, bensì deve mirare ad integrarsi armoniosamente nella vita e nella personalità della persona, contribuendo, da un lato, alla sua crescita complessiva, e, dall’altro, al miglioramento ed all’innovazione della vita sociale e produttiva.
Il lavoro deve essere visto come un elemento della cultura complessiva di un popolo, la cui concezione si irradia su tutti gli ambiti della vita sociale con cui il fenomeno “lavoro” interagisce: famiglia, economia, diritto, rappresentanza, partecipazione, dialogo sociale, associazionismo, tecnologia, management, urbanistica. Come dice Peter Koslowski: “Wirtschaft als Kultur”.
Il Piemonte ha sviluppato, nel corso della sua storia, grandi realizzazioni nel campo dell’umanizzazione del lavoro, attraverso i suoi Santi sociali, il legame fra industria e cultura, gli esperimenti di solidarismo tentati in ambiente industriale: il mecenatismo dei grandi imprenditori, e, non ultimo, grazie agli effetti indiretti di “inculturazione” indotti dalla proiezione globale della sua industria.
Si tratta di continuare e coltivare quelle tradizioni pure in un mutato contesto, valorizzando, soprattutto, forme di collaborazione fra industria, cultura ed associazionismo.
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