Cultura & Società: c’è un codice genetico piemontese?
I temi di maggiore interesse per l’“Identità Piemontese” possono ricondursi alle categorie seguenti:
a) Europeità del Piemonte (Stati di Savoia, lingue minoritarie, Euroregione, presenze culturali allogene, esperienze politiche europeistiche, Centri culturali francese, tedesco, russo, arabo, ecc.).
b) Pluralismo culturale. Infatti, ad un filone culturale dominante nella Modernità, l’“Ideologia Piemontese” (ideologia nata con il Risorgimento, rafforzatasi con l’industrialismo, consolidatasi con l’influenza trasversale dell’azionismo) si sono contrapposti, da sempre, altri filoni, anch’essi abbastanza vivaci, soprattutto per il loro rilievo europeo, e perfino mondiale, rappresentati da intellettuali piemontesi, o che anche soltanto hanno operato nel Piemonte, influenzandone lo scenario culturale; per esempio:
– l’“Aristocraticismo Ribelle” (Alfieri, Nietzsche);
– il Cattolicesimo Militante (De Maistre, Gioberti, Don Bosco, Del Noce).
– la Critica della Modernità (Salgari, Pavese, Jesi, Zolla);
– l’Europeismo (Agnelli, Einaudi, Chabod, Galimberti).
La crisi della Modernità dovrebbe dimostrare la grande preveggenza delle esperienze eretiche dei grandi outsider che hanno operato, più o meno a lungo, in Piemonte, come, per esempio, Alfieri, Nietzsche, Pavese, Del Noce e Jesi, ponendo in discussione l’egemonia storica della tradizione positivistica e razionalistica.Un aspetto positivo dell’attuale dialettica culturale della nostra Regione è costituito dal recente abbandono del clima di intolleranza, o, peggio ancora, di indifferenza e di silenzio, con cui il “mainstream” culturale (l’“Ideologia Piemontese”) aveva circondato gli “outsiders”, di qualunque tendenza essi fossero. Oggi, al contrario, capita, addirittura, che, di tanto in tanto, perfino l’ufficialità si attivi (anche se ancora senza eccessivo entusiasmo) per studiare e commemorare autori come Alfieri, Nietzsche, e/o il Pavese “alternativo”. Ciò permette, finalmente, di affrontare la storia del nostro territorio sotto tutti i suoi diversi profili, senza sottacerne nessuno.
È fondamentale, infatti, riscoprire il carattere composito della nostra Regione, dove, alle tradizioni sud-europee (Liguri, Province Alpine dell’Impero Romano, Provenzali, Francesi e Franco-Provenzali), e centro-europee (Celti, Sacro Romano Impero, Walser) proprie delle aree montagnose e delle colline del Sud, si contrappongono le influenze più strettamente “italiane” della pianura (Gallia Subalpina, Lega Lombarda, Stato di Milano, esuli risorgimentali).
Delle prime tradizioni fanno parte: la società aristocratica e militare sabauda (e aleramica); la presenza delle minoranze alloglotte per una fascia di 30-70 chilometri dallo spartiacque delle Alpi; la presenza della minoranza protestante nelle Valli Valdesi. Delle seconde, l’impronta romanica e barocca nell’eredità urbanistica, fortemente unitaria, della Regione, e la significativa presenza della Chiesa Cattolica.
Tutti i grandi filoni culturali che hanno operato in Piemonte partecipano del carattere dell’europeità, che accomuna tutti gli aspetti della cultura piemontese. L’“Ideologia Piemontese” affonda le sue radici nelle frequentazioni americane di Garibaldi ed in quelle inglesi di Mazzini e di Cavour; la tradizione tecnocratica della Fiat è strettamente collegata al mito americano, così come l’industrialismo di Gramsci e Gobetti partecipa nello stesso tempo del mito americano e di quello della rivoluzione russa; l’azionismo è strettamente legato al federalismo europeo (basti pensare alla bozza abbinata di Costituzione Italiana e di Costituzione Europea elaborata, poco prima di essere ucciso, dal leader antifascista Duccio Galimberti).
L’“aristocraticismo ribelle” vede Alfieri inserirsi nel clima dello Sturm und Drang e della reazione nazionalistica all’imperialismo francese, mentre si manifesta, in Nietzsche, la misteriosa epifania di un genio europeo che a Torino conosce, nel contempo, e la celebrità e la follia.
Il cattolicesimo del savoiardo e francofono De Maistre si nutre di riflessioni sulla Rivoluzione Francese, fiorisce nell’effervescente cultura pietroburghese dei tempi di Alessandro 1°, e, paradossalmente, attraverso St. Simon e Comtes, influenza la più sostanziosa fonte segreta del modernismo ; il progetto neo-guelfo di Gioberti si riallaccia, oltre che ai progetti di federazione europee elaborate alle corti di Parigi e di Praga e dagli stessi Illuministi, alla stessa visione russa della Santa Alleanza; l’attivismo sociale di Don Bosco ha una stretta parentela con il cristianesimo sociale francese ed olandese del suo tempo; Del Noce prende le mosse, per le sue analisi filosofiche, da Cartesio e Pascal.
Infine, i critici piemontesi della modernità sono pieni di spunti internazionali: il Pavese scrittore, di quelli del romanzo americano, mentre il Pavese editore della “Collana Viola” è debitore a De Martino per gli interessi etnografici e religiosi; Jesi è un appassionato cultore della cultura irrazionalistica tedesca; Elémire Zolla, di origine francese, è strettamente legato allo studio del fenomeno religioso di autori cosmopoliti, come, per esempio, Mircea Eliade.
Impossibile, poi, riassumere qui quali siano stati i riferimenti internazionali di precursori piemontesi del Federalismo europeo, come il Senatore Agnelli e Luigi Einaudi, Federico Chabod e, soprattutto, Duccio Galimberti.
La classe dirigente torinese costituisce la sedimentazione storica delle vicende politico-culturali della regione. Essa è, soprattutto, l’erede dell’“Ideologia Piemontese” – quindi, di una tradizione culturale caratterizzata, da un lato, da un’elevatissima professionalità, ma, dall’altro, anche da un elevato grado di conformismo culturale -. Questo conformismo va ricondotto ad una visione sostanzialmente tecnocratica, la quale rischia di identificarsi, seppure inconsapevolmente, con la parte più nobile, ma, tuttavia, a nostro avviso, anche più caduca, della Modernità, vale a dire con il mito secondo cui tutte le contraddizioni insite nel divenire storico possono essere riassorbite in un punto di vista “più alto”, puramente razionale. Dal punto di vista pratico, questa visione presenta alcuni vantaggi, ma anche molti svantaggi, quali, per esempio, l’incapacità di comprendere a fondo il nuovo mondo multiculturale che sta nascendo.
Si propone che, nella programmazione degli eventi culturali della Regione, si tenga conto di questi filoni della cultura piemontese (Esempi di iniziative culturali di orientamento europeo in via di programmazione).
Copyright: Riccardo Lala
www.alpinasrl.com
http://identitaeuropea.blogspot.com



