“Chiamparino dimettiti, noi siamo pronti”
Riportiamo l’articolo, a firma di Stefano Rizzi, pubblicata su “Lo Spiffero” il 24 novembre 2017
Con un mano lancia il guanto, con l’altra tiene il mazzo di carte. “Sergio Chiamparinosfida e conduce il gioco, è chiaro. Come mi pare lo sia la sua intenzione di ricandidarsi se si andrà al voto anticipato”. Dai banchi dell’opposizione, settore Forza Italia, poltrona del capogruppo Gilberto Pichetto si guarda ai messaggi lanciati dal presidente, al trambusto politico-istituzionale, alle tensioni che salgono in maniera inversamente proporzionale ai sondaggi del Pd. E si vedono cose che nella maggioranza magari sfuggono o, più probabilmente, è dura ammettere di vedere.
“Quando dice che o si cambia o lui si dimette e si torna al voto – osserva Pichetto riferendosi a Chiamparino – è evidente che manda a dire ai suoi, innanzitutto a Davide Garglio e Mauro Laus, che quello che dà le carte e continuerà a darle è lui. È come – spiega ancora il coordinatore regionale azzurro –dicesse: se mi sfidate, mi trovate”. Non sfugge a Pichetto che non si tratta solo di mera tattica e malcelate schermaglie acuite dall’approssimarsi delle elezioni politiche. Loro, dalla minoranza, sono mesi che puntano il dito su una giunta “che non fa e quando fa spesso lo fa male”. Ci sarebbe di che stupirsi se l’opposizione non affermasse questo, si dirà. Vero. Infatti la questione sta proprio nel fatto che ad alzare il dito, sempre più spesso, verso l’esecutivo siano esponenti del partito di maggioranza, sia pure (o addirittura) in veste istituzionale come quella di presidente del Consiglio regionale nel caso di Laus. E va osservato come da quando Chiamparino ha lanciato l’aut aut aprendo lo scenario di un voto regionale anticipato, magari insieme alle politiche o alle altre Regioni in cui si va a scadenza naturale, nulla è cambiato, nessun allarme rientrato. Lo stesso intervento di Gariglio è stato per respingere al mittente “la politica delle minacce”, per dire (a Chiamparino) che “è sbagliato vedere con fastidio l’azione dei consiglieri che non può essere definita come mossa solo da tornaconto politico o convenienze elettorali”, ma anche per avvertire che andare al voto anticipato equivarrebbe a camminare su “un terreno minato”.
Una strada su cui, invece, Forza Italia s’incamminerebbe senza alcuna titubanza. “Se Chiamparino si dimette e vuole andare a votare noi siamo pronti” afferma con certezza Pichetto. Che, nell’attesa dell’eventuale partenza, guarda le scarpe slacciate degli avversari e dice: “Però, non so se il Pd è pronto”. La perfidia sfiora quota 16% e la crescita del partito di Silvio Berlusconi è costante e continua rafforzando il primato nella coalizione di centrodestra che lambisce il 34%. E un Partito democratico che flette ancora nell’ultima settimana di uno 0,4% come arriverebbe al voto anticipato in Piemonte, anzi come ne uscirebbe se magari si votasse per politiche e regionali insieme? “Quattro anni fa Chiamparino vinse, ma il Pd era sopra al quaranta per cento e noi eravamo in mutande” avverte Pichetto non si sa se affidando all’indumento l’evocazione della scarsità di consensi o il modello verde che pure quello certo non agevolò il centrodestra, o entrambe le cose. “Pur con tutte le condizioni avverse il centrodestra andò vicino al 30 per cento, oggi il quadro è completamente cambiato”.
Già, quasi tutti i capoluoghi di provincia il centrosinistra li ha perduti e la stessa macchina berlusconiana che pareva orma prossima alla rottamazione si è rimessa a marciare: “il lavoro in tutto il territorio ha dato ottimi frutti e anche per questo dico che noi siamo pronti a un’eventuale voto anticipato paventato da Chiamparino nel caso qualcosa non cambi. E la vedo dura che cambi” chiosa Pichetto. A lui quel che sta succedendo nel Pd, tra giunta e consiglio, tra Laus e Chiamparino e tra Chiamparino e Gariglio pare “uno degli effetti dell’essere venuto meno, dopo la sconfitta di Piero Fassino, di quella sorta di equilibrio dato dalle due figure di riferimento. Vediamo un Pd allo sbando e rese dei conti interne”. Se quel qualcosa cambierà come Chiamparino pone quale condizione per continuare oppure il centrosinistra proseguirà con un elevatissimo rischio di logoramento “si vedrà” dice chi già intravvede il successo alle politiche. “Quel che vedo – conclude Pichetto – è un Chiamparino che a Laus e Gariglio dice: mettevi il cuore in pace, perché ci sono io e ci sarò ancora io”. In una mano il guanto della sfida, nell’altra le carte da dare.



